Cosa succede quando un monaco benedettino ti fa capire che stavi sbagliando tutto sull’intelligenza artificiale?

Questa settimana hai lettori del “Il Punto Digitale” chiedo un momento di riflessione,  per una volta, ho bisogno di questo spazio per raccontarvi una cosa che mi porto dentro da un anno. La rubrica torna la prossima volta esattamente com’è sempre stata, promesso, però oggi ho bisogno di parlarvi di qualcosa che da un senso più utile alla nostra rubrica.

Sono sicuro che a tutti è capitato di scrivere, studiare, riflettere su un tema per mesi e a un certo punto accorgervi che le tue parole non bastano più? Non perché siano sbagliate, ma perché certe domande hanno bisogno di più di una testa sola per essere esplorate davvero, e a me è successo esattamente questo. E la cosa bella è che la risposta me l’ha data la persona più improbabile che potessi incontrare: un monaco benedettino camaldolese

Quello che nasce oggi si chiama DIGITAL DICERE e prima di spiegarvi che cos’è, voglio raccontarvi come ci sono arrivato.

Come tutto è cominciato

Ero a un evento, uno di quelli dove si parla di intelligenza artificiale e innovazione, e come succede spesso in queste occasioni l’aria era piena di parole importanti dette da persone competenti, tutti d’accordo sul fatto che bisogna “mettere le persone al centro” — una frase che ormai abbiamo sentito talmente tante volte da non farci più caso, a un certo punto ha preso la parola un signore in abito bianco, e ha detto una cosa che mi ha fermato.

“Non basta mettere le persone al centro, occorrono soprattutto persone centrate”.

Mi ricordo che stavo scrivendo appunti e ho alzato la testa, perché non era una frase da palcoscenico, non era costruita per fare effetto: era una di quelle cose semplici che ti fanno pensare “ma come ho fatto a non vederla prima”.

Quel signore era Padre Natale Brescianini, un monaco benedettino camaldolese che vive all’Eremo di Monte Giove a Fano e che di mestiere fa il formatore aziendale e il coach, uno che si definisce “diversamente monaco” con un sorriso che ti disarma, e che quando parla di intelligenza artificiale ne sa più di parecchi addetti ai lavori, me compreso.

Quella frase non me la sono più tolta dalla testa, nei mesi successivi ci siamo rivisti, abbiamo parlato, ci siamo scambiati idee, ogni giorno un WhatsApp e ogni volta che ci incontravamo scoprivo la stessa cosa: questo monaco si faceva le mie stesse domande, solo che le faceva partendo da un’altra sponda.

Io arrivavo dalla tecnologia e chiedevo “a cosa serve, per chi, deciso da chi”; lui arrivava dalla tradizione benedettina e chiedeva “che ne è della coscienza, dell’anima, del bene comune in tutto questo?”
Era come guardare lo stesso paesaggio da due finestre diverse e scoprire che il panorama era molto più grande di quello che ciascuno di noi vedeva da solo.

A un anno esatto da quell’incontro, eccoci qui. Quel dialogo è diventato un progetto, e quel progetto ha un nome: Digital dicere.

Innovare il digitale, custodure l’umano

Digital Dicere è un podcast mensile in live su LinkedIn che nasce dall’incontro tra due figure che non avrebbero dovuto capirsi: un imprenditori tech che vive nella tecnologia dal 1985 e un monaco benedettino che fa formazione aziendale con la regola di San Benedettino, il nome fonde “Digital” con il latino “Dicere” – dire, parlare, predicare – perché in quel ponte tra linguaggio tecnologico e sapienza antica risiede tutta l’anima del progetto.

È uno spazio di dialogo e confronto tra intelligenza artificiale e intelligenza umana, in ogni puntata ci sarà un ospite che porterà la sua esperienza e il suo punto di vista, mentre noi faremo quello che sappiamo fare meglio: porre domande curiose e scomode, quelle che interrompono il consenso e costringono a guardare oltre la superficie.

Perché la chiave di Digital Dicere è proprio questa: l’apparente contrapposizione tra i due conduttori viene stravolta durante ogni puntata, svelando che siamo molto più simili di quanto sembri. Padre Natale ha dalla sua un’ironia tagliente e una conoscenza degli strumenti digitali che sorprende tutti, mentre io “il Tech Humanizer” sono paradossalmente il più ostinato difensore del fattore umano, ma dove ci si aspetta divisione, si trova unione; dove si vede differenza, emerge somiglianza.

Perché stavolta è diverso

Ho attraversato ogni onda digitale negli ultimi quarant’anni e ho imparato una cosa che nessun algoritmo mi poteva insegnare: il problema non è mai stato tecnico, è sempre stato umano, ma stavolta qualcosa è cambiato nel profondo, le tecnologie precedenti automatizzavano le braccia e  e c’era sempre un piano superiore dove rifugiarsi — il lavoro cognitivo, la creatività, le relazioni.

L’intelligenza artificiale sta automatizzando  la mente e non c’è un rifugio evidente, per la prima volta nella storia, la scala mobile potrebbe andare verso il basso.

Ecco perché servono risposte nuove, non analogie comode con il passato, ecco perché servono voci che vengano da mondi diversi, che portino prospettive che il mondo tech da solo non sa generare, ecco perché, quando ho incontrato Padre Natale e ho scoperto che le sue domande erano le mie stesse domande formulate da un’altra sponda, ho capito che dovevamo costruire qualcosa insieme.

Due manifesti, unica visione

Digital Dicere nasce da due visioni complementari. Padre Natale ed io abbiamo ciascuno scritto il proprio manifesto, e quando li abbiamo letti uno accanto all’altro è successo qualcosa di straordinario: le due prospettive si incastravano come le tessere di un mosaico che nessuno dei due, da solo, avrebbe potuto completare.

Padre Natale scrive: “Desidero guardare l’intelligenza artificiale non solo come innovazione tecnologica, ma come uno specchio culturale e umano, mi propongo di definire meglio alcune parole — intelligenza, artificiale, umano — e riconoscere unicità e differenze senza semplificazioni. Mi interrogo sugli impatti sociali e culturali: come l’AI cambia i linguaggi, le relazioni, la politica e anche il modo in cui le persone vivono la spiritualità e la propria dimensione religiosa. Esploro poi i grandi concetti: coscienza, anima, creatività, bene comune, chiedendomi quali regole di convivenza servono in questo nuovo tempo.”

Io scrivo: “Vivo dentro la tecnologia dal 1985. Ho attraversato ogni onda digitale, ho visto promesse e delusioni, e ho imparato che il problema non è mai stato tecnico ma sempre umano. Mi faccio le domande che interrompono il consenso, quelle che nessuno vuole sentire: chi decide cosa viene automatizzato e cosa aumentato, chi controlla la narrazione su tecnologie presentate come inevitabili, chi siede al tavolo dove si disegna il futuro e chi ne resta escluso. Riconosco che stavolta è diverso, cerco il significato prima del funzionamento: la domanda che mi guida non è come funziona l’AI, ma a cosa serve, per chi, deciso da chi.”

Le radici di un dialogo che dura da un anno

Questo progetto non nasce dal nulla, nell’ultimo anno, attraverso Il Punto Digitale, ho iniziato a esplorare pubblicamente i temi che oggi diventano il cuore di Digital Dicere, ho scritto di come milioni di persone meditano con l’AI mentre noi facciamo finta di niente, ponendo domande radicali sulla smaterializzazione dello spazio sacro, sull’autenticità dell’esperienza spirituale mediata dalla tecnologia, su cosa vogliamo che resti immortale quando gli algoritmi superano il codice.

Ogni articolo era un passo verso Digital Dicere, anche se non lo sapevo ancora, ogni domanda scomoda era una prova generale di quello che avremmo fatto insieme, Padre Natale ed io, davanti a un microfono.

La puntata zero: dove tutto comincia

Lo chiamiamo “Puntata Zero” perché prima di correre bisogna sapere da dove si parte, non sarà una puntata qualsiasi: sarà il momento in cui presenteremo al mondo chi siamo, perché lo facciamo e quali domande porteremo in ogni puntata futura, sarà il nostro modo di dire: siamo qui, e vi invitiamo a fare questo viaggio con noi.

Perché Digital Dicere non sarà mai un monologo, è uno spazio dove il dialogo è la forma e la sostanza, dove ogni puntata accoglierà un ospite che porterà la sua esperienza e il suo punto di vista, dove le domande sono più importanti delle risposte e dove l’apparente contraddizione tra mondi diversi diventa la scintilla per illuminare ciò che nessuno dei due, da solo, avrebbe potuto vedere.

“Desideriamo dare un contributo per far sì che l’Essere Umano possa continuare a evolversi.” Questa è la nostra missione, se vi riguarda, ci vediamo alla Puntata Zero.

Un grazie che viene prima di tutto

Prima di lanciarvi i link e gli appuntamenti, c’è una persona che io e Padre Natale vogliamo ringraziare e vogliamo farlo qui, pubblicamente, perché senza di lui Digital Dicere non avrebbe né un nome né una freccia. Questa persona è Danilo Spano.

Danilo ha fatto una cosa che pochi sanno fare: ci ha ascoltato, per ore, ha raccolto i nostri racconti, le nostre visioni, le nostre contraddizioni e da tutto quel materiale ha tirati fuori il nome Digital Dicere, ha costruito il logo, ha scelto i font, i colori, il vinile come elemento visivo, il Pixel Santo – ogni singolo pezzo di questa identità che vedete è opera sua. Ha preso due mondi che sembravano inconciliabili e li ha trasformati in un linguaggio visivo che racconta esattamente chi siamo, meglio di quanto sapremmo fare noi a parole.

E non finisce qui, perché nella puntata zero, Danili sarà il nostro Maurizio Costanzo, sarà lui a farci quelle domande, a tirarci fuori le cose che magari da soli non ci diremmo, a condurre la conversazione con la stessa cura con cui ha costruito tutto il resto. Chi meglio di chi ci conosce così bene poteva inagurare questo viaggio?


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