L’estate è il momento perfetto per fermarsi e riflettere. Quest’anno, mentre ci rilassiamo sotto l’ombrellone, ho scelto di consigliarvi due letture che parlano del nostro futuro prossimo e che aiutano a comprendere come umanità e intelligenza artificiale si intrecciano sempre di più, ridisegnando non solo il nostro lavoro ma anche la nostra identità di essere umani.
Due libri, due prospettive complementari, un’unica domanda: chi saremo nell’era delle macchine pensanti?
L’Onda che verrà – Mustafa Suleyman
Mustafa Suleyman non è un teorico da scrivania. Figlio di un tassista siriano e di un’infermiera inglese, ha abbandonato Oxford a 19 anni per seguire la sua visione imprenditoriale. Co-founder di DeepMind – l’azienda che ha creato AlphaGO e AlphaFold – Suleyman ha vissuto dall’interno la rivoluzione che descrive e ora è il CEO dell’AI di Microsoft.
“L’onda che verrà” non è l’ennesimo libro sull’intelligenza artificiale. È una riflessione profonda su quella che l’autore definisce la convergenza più importante della storia umana: l’incontro tra l’intelligenza artificiale e le biotecnologie. Suleyman usa la metafora dell’onda per descrivere qualcosa di inarrestabile, potente e trasformativo, un’onda che, come quelle del mare, può essere cavalcata o può travolgerci.
Il libro esplora scenari in cui potremo “stampare il DNA” con la stessa facilità con cui oggi stampiamo documenti, dove i robot assistenti saranno parte della nostra quotidianità, dove l’energia diventerà abbondante. Il cuore del libro è quello che Suleyman chiama il “problema del contenimento“: come mantenere il controllo su tecnologie sempre più potenti e autonome?
Cinque riflessioni che il libro stimola
La prima riflessione riguarda la velocità del cambiamento, Suleyman contestualizza l’attuale momento come la quarta grande età della civiltà (dopo lingua, agricoltura e scrittura). Ma, mentre le precedenti rivoluzioni si sono sviluppate in secoli o in millenni, questa si misura in anni. Siamo davvero pronti?
La seconda tocca la convergenza tra il digitale e il biologico. Non stiamo parlando solo di computer più veloci, ma della possibilità di riprogrammare la vita stessa, quando l’intelligenza artificiale incontra la biotecnologia e quando i confini tra naturale e artificiale si dissolvono. Cosa significa essere umani se possiamo modificare il nostro stesso DNA?
La terza riflessione riguarda il potere. Chi controllerà queste tecnologie? Suleyman esplora come la concentrazione di potere tecnologico in poche mani potrebbe ridefinire non solo l’economia, ma la stessa democrazia. Le decisioni che prendiamo oggi, determineranno se vivremo in un futuro di abbondanza condivisa o di controllo centralizzato.
La quarta è sul lavoro. Non è solo una questione di posti che spariranno, ma di come cambierà la natura stessa del contributo umano, in un mondo dove le macchine possono fare quasi tutto meglio di noi. Qual è il nostro valore unico?
Infine, la quinta riflessione ci invita a riflettere sulla responsabilità collettiva. L’onda tecnologica non è un fenomeno naturale inevitabile, ma il risultato di scelte umane. Abbiamo ancora il potere di orientarla, ma solo se agiamo consapevolmente e insieme.
Due perplessità
Il libro, nella sua ampiezza, risulta a tratti dispersivo. Le 400 pagine avrebbero potuto essere condensate senza perdere profondità. Suleyman tende a divagare e alcune sezioni sembrano più preoccupate di coprire ogni angolo possibile che di mantenere un filo narrativo serrato.
Più problematica è la questione delle soluzioni. Dopo aver dipinto scenari complessi e sfide epocali, Suleyman propone risposte che sembrano ingenue: cooperazione globale, regolamentazione internazionale e buona volontà collettiva. In un mondo frammentato da conflitti geopolitici e interessi divergenti, queste soluzioni appaiono più come desideri che come strategie realizzabili. (Forse, quando l’ho pensato e scritto, non si augurava questo periodo “caldo”).
Perché leggerlo
Nonostante questi limiti, “L’onda che verrà” è una lettura essenziale, offre una prospettiva unica, quella di chi ha contribuito a creare le tecnologie di cui parla. La visione di Suleyman, integrata tra intelligenza artificiale e biotecnologie, è illuminante e che si concordi o meno sulle sue conclusioni, il libro fornisce gli strumenti concettuali per comprendere la trasformazione in corso. In fondo, solo comprendendo l’onda possiamo sperare di cavalcarla.
Io, Umano – Tomas Chamorro-Premuzic
Se Suleyman ci parla dell’onda tecnologica, Tomas Chamorro-Premuzic ci ricorda che siamo noi che dobbiamo cavalcarla. Professore di Business Psychology all’University College London e alla Columbia University, Chamorro-Premuzic è uno dei massimi esperti mondiali nell’intersezione tra psicologia umana e tecnologia.
“Io, Umano” parte da una constatazione semplice ma profonda: come i pesci non sanno cos’è l’acqua, noi non ci rendiamo conto di quanto l’intelligenza artificiale abbia già permeato la nostra esistenza. Ma, a differenza dei pesci, possiamo scegliere come nuotare.
Il libro è un viaggio attraverso i modi in cui l’AI sta modificando i nostri comportamenti più profondi. Dalla perdita di pazienza (quando tutto è istantaneo, attendere diventa insopportabile) all’aumento del narcisismo digitale (quanti like ho ricevuto oggi?), dalla dipendenza algoritmica alla perdita di capacità critica. Ma l’autore non è un luddista nostalgico. Il suo approccio è pragmatico e contruttivo: se l’intelligenza artificiale ci sta cambiando, possiamo usare questa consapevolezza per diventare più umani, non meno.
Cinque spunti di riflessione
Il primo riguarda l’attenzione. In un mondo progettato per catturarla e monetizzarla, la capacità di concentrazione profonda diventa un superpotere, ci mostra con l’intelligenza artificiale, paradossalmente, renda più preziose quelle capacità umane che sembrava destinata a sostituire.
Il secondo tocca l’autenticità. Gli algoritmi ci conoscono meglio di quanto conosciamo noi stessi, prevedono i nostri desideri, anticipano le nostre scelte. Ma questa conoscenza è limitata ai nostri pattern passati. La vera libertà umana sta nella capacità di sorprendere, di cambiare, di essere imprevedibili.
La terza riflessione riguarda l’empatia. In un mondo sempre più mediato da schermi e algoritmi, la capacità di connessione umana genuina diventa rara e preziosa. L’intelligenza artificiale può simulare l’empatia, ma non può provarla. Questo rimane territorio esclusivamente umano.
Il quarto spunto è sulla creatività. Mentre l’AI eccelle nel ricombinare elementi esistenti, la vera innovazione – quella che rompe schemi e crea nuovi paradigmi – richiede qualcosa che le macchine non hanno: la capacità di immaginare ciò che non esiste ancora.
L’ultima riflessione, forse la più importante, riguarda la scelta. Ogni volta che deleghiamo una decisione a un algoritmo, rinunciamo a un pezzetto della nostra umanità. Ma ogni volta che scegliamo consapevolmente, anche contro il suggerimento dell’intelligenza artificiale, riaffermiamo la nostra agency umana.
Due dubbi
Il primo limite del libro è nella sua applicabilità pratica. L’autore è brillante nell’analisi, ma le sue proposte concrete per “rimanere umani” rimangono un po’ vaghe. Coltivare curiosità ed empatia è un ottimo consiglio, ma come si traduce nella vita quotidiana, dove ogni mese tutto si trasforma?
Il secondo dubbio riguarda un certo ottimismo di fondo. L’autore sembra confidare nella capacità individuale di resistere alla pressione algoritmica, ma sottovaluta forse il potere sistemico delle piattaforme tecnologiche. Quando interi sistemi sociali ed economici sono progettati per massimizzare l’engagement, quanto spazio rimane davvero per la scelta individuale?
Perché leggerlo
“Io, Umano” è un libro necessario perchè ci costringe a guardarci allo specchio. In un’epoca in cui è facile farsi trascinare dalla corrente tecnologica, l’autore ci ricorda che abbiamo ancora il potere di scegliere chi vogliamo essere. Il libro non offre soluzioni facili, ma fa qualcosa di più importante: pone le giuste domande. E nell’era dell’intelligenza artificiale, saper fare le domande giuste potrebbe essere la più umana delle capacità.
Due libri, un messaggio
Questi due libri, letti insieme, offrono una visione completa della sfida del nostro tempo. Mustafa Suleyman ci mostra l’onda che sta arrivando, Dr Tomas Chamorro-Premuzic ci ricorda chi siamo noi chiamati ad affrontarla. Entrambi, convergono su un punto fondamentale: il futuro non è qualcosa che ci accade, è qualcosa che creiamo.
L’intelligenza artificiale non è né salvezza, né condanna, è uno strumento potentissimo che amplifica ciò che siamo:
- se siamo curiosi, può renderci più sapienti
- se siamo pigri, può renderci più passivi
- se siamo empatici, può aiutarci a connetterci meglio
- se siamo narcisisti, può intrappolarci in bolle di autocompiacimento
Mentre quest’estate ci rilassiamo, questi libri ci ricordano che il riposo non è fuga dalla realtà, ma un momento di riflessione per affrontarla meglio. L’onda dell’intelligenza artificiale sta arrivando, è vero. Ma siamo ancora noi a decidere come cavalcarla, mantenendo salda la nostra umanità.
Buona lettura e buon Ferragosto!




