Questa è la premessa
L’intelligenza artificiale sta entrando in una nuova fase, definita dall’impatto nel mondo reale. Questa è la narrazione dominante, ma come sempre, il diavolo si nasconde nei dettagli e soprattutto nelle domande che restano senza risposta.
Dopo diversi anni di sperimentazione, il 2026 si preannuncia come l’anno in cui l’AI evolverà da strumento a partner, trasformando il modo in cui lavoriamo, creiamo e risolviamo i problemi. In tutti i settori, l’AI sta superando la fase in cui si limitava a rispondere alle domande, per collaborare con le persone e amplificarne le competenze.
1. L’AI amplificherà ciò che le persone possono realizzare insieme
Il 2026 segna una nuova era per le alleanze tra tecnologia e persone, se gli anni recenti hanno riguardato l’AI che rispondeva alle domande e ragionava sui problemi, la prossima ondata riguarderà la vera collaborazione.
Il futuro non riguarda la sostituzione degli esseri umani. Riguarda la loro amplificazione.
Gli agenti AI sono destinati a diventare colleghi digitali, aiutando individui e piccoli team a competere ben oltre il loro peso. Immaginiamo un ambiente di lavoro in cui un team di tre persone possa lanciare una campagna globale in pochi giorni, con l’AI che gestisce l’elaborazione dei dati, la generazione di contenuti e la personalizzazione, mentre gli esseri umani guidano strategia e creatività.
Il consiglio per i professionisti: non competere con l’AI, ma concentrarsi sull’imparare a lavorare al suo fianco. L’anno che viene appartiene a coloro che elevano il ruolo umano, non lo eliminano.
La domanda scomoda:
«Amplificazione» è una parola bellissima, ma chi decide chi viene amplificato e chi viene automatizzato? Un’analisi dell’IMD prevede una riduzione del 10-20% delle posizioni di middle management entro la fine del 2026 e le posizioni organizzate attorno al routing delle informazioni, al coordinamento di base e alla sintesi documentale si ridurranno. L’amplificazione, come ho scritto più volte, è spesso un privilegio per i top performer. Per tutti gli altri, c’è l’automazione, e chi vende la tecnologia AI controlla anche la narrazione sul suo impatto.
2. Gli agenti AI avranno nuove protezioni quando entreranno nella forza lavoro
Gli agenti AI prolifereranno nel 2026 e avranno un ruolo più importante nel lavoro quotidiano, comportandosi più come compagni di squadra che come strumenti, man mano che le organizzazioni si affideranno a questi agenti per aiutare con compiti e decisioni, costruire fiducia in loro sarà essenziale, a partire dalla sicurezza.
Ogni agente dovrebbe avere protezioni di sicurezza simili a quelle degli esseri umani, per garantire che gli agenti non si trasformino in «doppiogiochisti» portatori di rischi non controllati, questo significa dare a ogni agente un’identità chiara, limitare a quali informazioni e sistemi può accedere, gestire i dati che crea e proteggerlo da attaccanti e minacce. La sicurezza diventerà ambientale, autonoma e integrata, non qualcosa che si aggiunge dopo.
“La fiducia è la moneta dell’innovazione”
Il paradosso della fiducia
Parliamo di dare agli agenti AI «protezioni simili a quelle degli esseri umani», ma intanto, secondo un sondaggio TechCrunch, diversi venture capitalist prevedono che il 2026 sarà l’anno in cui l’AI passerà dal rendere gli umani più produttivi all’automatizzare il lavoro stesso.
Thomas Davenport e Randy Bean del MIT Sloan Management Review osservano che gli agenti si sono rivelati la tendenza più hype dai tempi dell’AI generativa, e prevedono che cadranno nella «valle della disillusione» nel 2026. Il problema? Semplicemente non sono pronti per il business: vari esperimenti hanno dimostrato che commettono troppi errori per processi che coinvolgono denaro significativo.
3. L’AI è pronta a ridurre il divario sanitario mondiale
L’AI nella sanità sta segnando un punto di svolta, vedremo prove dell’AI che va oltre l’expertise nella diagnostica e si estende ad aree come il triage dei sintomi e la pianificazione del trattamento, i progressi inizieranno a spostarsi dagli ambienti di ricerca al mondo reale, con nuovi prodotti e servizi di AI generativa disponibili per milioni di consumatori e pazienti. Questo cambiamento è importante perché l’accesso alle cure è una crisi globale.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità prevede una carenza di 11 milioni di operatori sanitari entro il 2030 — un divario che lascia 4,5 miliardi di persone senza servizi sanitari essenziali.
I sistemi diagnostici basati su AI stanno già dimostrando capacità notevoli nel risolvere casi medici complessi. Con i chatbot AI che già rispondono a decine di milioni di domande sulla salute ogni giorno, i progressi nell’AI rappresentano un modo per dare alle persone maggiore influenza e controllo sul proprio benessere.
Il rovescio della medaglia
Mentre celebriamo l’AI che risponde a domande sulla salute, il 52% dei dipendenti riporta livelli di solitudine lavorativa da moderati ad alti.
Secondo l’ex Surgeon General degli Stati Uniti Vivek Murthy, la solitudine comporta oggi un rischio di mortalità paragonabile a fumare 15 sigarette al giorno e mentre l’AI trasforma tutto, dalle scuole alle sale riunioni, stiamo ignorando l’unico vantaggio umano che nessuna tecnologia può sostituire: la nostra capacità di connetterci.
4. L’AI diventerà centrale nel processo di ricerca
L’AI sta già accelerando le scoperte in campi come la modellazione climatica, la dinamica molecolare e la progettazione di materiali, ma il prossimo salto sta arrivando. Nel 2026, l’AI non si limiterà a riassumere articoli, rispondere a domande e scrivere report, parteciperà attivamente al processo di scoperta in fisica, chimica e biologia. L’AI genererà ipotesi, userà strumenti e applicazioni che controllano esperimenti scientifici, e collaborerà sia con colleghi ricercatori umani che AI.
Questo cambiamento sta creando un mondo in cui ogni ricercatore scientifico potrebbe presto avere un assistente di laboratorio AI in grado di suggerire nuovi esperimenti e persino condurne alcune parti.
La scatola nera della scienza
Gli esperti di Stanford sottolineano che nella scienza serve più di una previsione accurata: bisogna avere comprensione di come il modello è arrivato a quella previsione, nei laboratori scientifici, c’è un focus crescente non sull’output del modello, ma sulla rete neurale interna che porta alla performance.
C’è un mandato assoluto per aprire la scatola nera dell’AI.
Ma quanti stanno davvero lavorando su questo, rispetto a quanti stanno semplicemente usando l’AI come acceleratore di pubblicazioni?
5. L’infrastruttura AI diventerà più intelligente ed efficiente
La crescita dell’AI non riguarda più solo costruire datacenter sempre più grandi e numerosi, la prossima ondata riguarda far contare ogni grammo di potenza di calcolo. L’infrastruttura AI più efficace impacchetterà la potenza di calcolo più densamente attraverso reti distribuite. Il prossimo anno vedrà l’ascesa di sistemi AI flessibili e globali, una nuova generazione di «superfabbriche» AI collegate, che ridurranno i costi e miglioreranno l’efficienza.
L’AI sarà misurata dalla qualità dell’intelligenza che produce, non solo dalle sue dimensioni.
Il conto da pagare
Secondo i dati Crunchbase, il settore AI ha ricevuto un totale di 202,3 miliardi di dollari in capitale durante il 2025, con un aumento del 75% anno su anno. Goldman Sachs stima che le spese in conto capitale per l’AI nel 2026 raggiungeranno 527 miliardi di dollari.
Ray Dalio ha pubblicamente avvertito che il boom dell’AI sta entrando nella sua fase iniziale di bolla. Il CEO di Google Sundar Pichai ha descritto l’ondata di investimenti da trilioni di dollari come avente «elementi di irrazionalità».
Sam Altman stesso ha ammesso durante una cena stampa: «Siamo in una fase in cui gli investitori nel complesso sono troppo eccitati dall’AI? La mia opinione è sì.»
La domanda non è se l’AI sia trasformativa. La domanda è: a che prezzo, e per chi?
6. L’AI sta imparando il linguaggio del codice, e il contesto che lo sottende
Lo sviluppo software sta esplodendo, con l’attività su GitHub che ha raggiunto nuovi livelli nel 2025. Ogni mese, gli sviluppatori hanno unito 43 milioni di pull request, un aumento del 23% rispetto all’anno precedente. Il numero annuale di commit push è aumentato del 25% anno su anno fino a 1 miliardo.
Il 2026 porterà un nuovo vantaggio: la «repository intelligence», in termini semplici, significa un’AI che comprende non solo le righe di codice ma le relazioni e la storia che le sottendono. Analizzando i pattern nei repository di codice, l’AI può capire cosa è cambiato, perché e come i pezzi si incastrano, quel contesto la aiuta a fare suggerimenti più intelligenti, individuare errori prima e persino automatizzare correzioni di routine.
Il paradosso della produttività
Gli esperti di Stanford prevedono che nel 2026 sentiremo più aziende dire che l’AI non ha ancora mostrato aumenti di produttività, eccetto in aree specifiche come la programmazione e i call center. Sentiremo parlare di molti progetti AI falliti. Solo l’11% delle organizzazioni ha agenti in produzione, nonostante il 38% li stia pilotando.
Gartner prevede che il 40% dei progetti di Agentic AI fallirà entro il 2027 non perché la tecnologia non funzioni, ma perché le organizzazioni stanno automatizzando processi rotti. l problema non è mai la tecnologia. È sempre l’organizzazione.
7. Il prossimo salto nel computing è più vicino di quanto la maggior parte delle persone pensi
Il quantum computing è sembrato a lungo fantascienza, ma i ricercatori stanno entrando in un’era di «anni, non decenni» in cui le macchine quantistiche inizieranno ad affrontare problemi che i computer classici non possono risolvere. Quella imminente svolta, chiamata «quantum advantage», potrebbe aiutare a risolvere le sfide più difficili della società.
Ciò che è diverso ora è l’ascesa del computing ibrido, dove il quantum lavora insieme all’AI e ai supercomputer, l’AI trova pattern nei dati, i supercomputer eseguono simulazioni massicce. E il quantum aggiunge un nuovo livello che porterà una precisione molto maggiore nella modellazione di molecole e materiali.
Il quantum advantage guiderà scoperte nei materiali, nella medicina e oltre. Il futuro dell’AI e della scienza non sarà solo più veloce, sarà fondamentalmente ridefinito.
La riflessione che manca
Ogni report sulle tendenze AI del 2026 parla di amplificazione, collaborazione, efficienza, ma quasi nessuno parla di cosa stiamo perdendo nel processo. Il 78% dei lavoratori usa un linguaggio cortese con l’AI, il 28% assegna analogie umane, e molti usano l’AI per orientamento professionale, supporto emotivo e crescita personale. Stiamo antropomorfizzando le macchine mentre ci isoliamo dagli esseri umani.
PwC osserva che la tecnologia fornisce solo circa il 20% del valore di un’iniziativa, l’altro 80% viene dalla riprogettazione del lavoro, eppure continuiamo a parlare di modelli, parametri, benchmark e quasi mai di persone, relazioni, significato.
I vincitori del 2026 non saranno quelli che distribuiscono più modelli, ma quelli che reinventano come decisioni, team e responsabilità sono organizzate attorno all’AI.
Il punto
Il 2026 potrebbe essere l’anno in cui l’AI diventa veramente un partner, o potrebbe essere l’anno in cui scopriamo che abbiamo costruito strumenti potentissimi senza aver mai pensato a cosa significa essere umani in un mondo di macchine.
Come ha osservato un venture capitalist:
«La connessione in persona diventerà una categoria di prodotto premium. In un mondo AI, la vera connessione umana diventerà più scarsa e più preziosa.»
Quando la connessione umana diventa un «prodotto premium», forse abbiamo già perso qualcosa di fondamentale e la domanda non è mai stata «quanto è potente l’AI?».
La domanda è sempre stata: «Chi siamo noi, e chi vogliamo diventare?» Il 2026 non ci darà la risposta. Ma potrebbe costringerci finalmente a porci la domanda




